Non voglio più sopravvivere ma vivere

Sono veramente stanco di sopravvivere, vorrei vivere. Sono stanco di sentire che stiamo male, che fa tutto schifo. Non voglio vivere in un Paese in cui guadagni 400, 500 o 600 euro al mese ed in cui oltre a fare un lavoro che non volevi, per giunta senza contratto e alcuna certezza, devi anche stare zitto perché se ti guardi intorno non c’è molto e allora abbassi la testa e vai avanti. Non voglio pagare le tasse in un Paese in cui non funziona praticamente nulla, dove l’assistenza sanitaria è traballante, dove i trasporti sono incommentabili e dove la giustizia è in ferie da tanto di quel tempo ormai che non trovo alcuna collocazione spazio-temporale. Sono stufo di vedere che la gente si commuove per il cagnolino di turno che è stato abbandonato o maltrattato quando c’è altra gente che non riesce ad arrivare a fine mese, ha il frigo vuoto e qualche figlio che comunque ha fame; sono stanco di gente che non capisce che siamo un popolo di pagliacci e pecoroni buoni solo a guardare le partite di calcio, a comprare l’ultimo iphone o a fare la fila nei centri commerciali, magari prendendo un prestito per comprare l’ultima cosa che fa tendenza. Sono stanco di non potermi permettere un futuro, di non poter vivere con la mia compagna, che è l’unica cosa bella che ho ricevuto da una vita fatta solo di sacrifici e rimpianti. E’ brutto non poter più nemmeno pensare a come potrei acquistare una casa, avere un figlio e provare ad essere un buon padre. E’ brutto camminare per le strade e vedere tristi negozi di abbigliamento o alimentari che sono in declino, un po’ per gli usurai, un po’ per le tasse, un po’ per l’altissimo affitto, un po’ perché i commercianti non hanno potuto permettersi un restauro, un po’ per gli stranieri che vendono roba a prezzi stracciati. Sembra di passeggiare per le strade di alcuni Paesi dell’Est, dove la guerra e la dittatura ha messo tutto in ginocchio. E’ triste pensare che c’è chi si può permettere il cibo migliore, la macchina migliore, le cure migliori e c’è chi invece deve pensare in che modo poter sopravvivere e arrivare al giorno dopo. Sono stanco di leggere su facebook frasi filosofiche e poetiche dove tutti siamo buoni e grandi pensatori, quando invece non sappiamo nemmeno dove stiamo andando a finire con un futuro che non c’è. Mi è venuta la nausea di Steve Jobs, del suo discorso in cui sostiene che se non ti piace una cosa puoi cambiare e che devi inseguire i tuoi sogni: questo può andar bene in altri Stati ma non in Italia, dove si pensa di poter vivere “all’americana” e poi si finisce di vivere come un quinto mondo. Da piccolo sognavo che un giorno sarei cresciuto e avrei avuto un lavoro, una bella famiglia, una bella macchina e magari un cane. Ora sono adulto e sogno che un giorno cambieranno tutte le cose ma forse quel giorno non ci sarò più e non avrò lasciato assolutamente nulla di importante o di prezioso perché il vostro Paese (io non ritengo più di farne parte) non permette assolutamente nulla. Non permette di sognare, non permette di vivere. Avrei voluto fare tante cose belle e dimostrare agli altri di saperle fare ma non mi è concesso. Ho amato e amo l’arte, la musica, il cinema, la scrittura e la lettura, fanno parte della cultura. Lo faccio per il gusto di volare con la fantasia e immaginare che un mondo fatto di carta o di cellulosa prima o poi diventerà reale. Avrei voluto avere un figlio per far conoscere un mondo meraviglioso ma non mi è permesso. Da un certo punto di vista forse è meglio, così non soffrirà, non vivrà una vita fatta di cattiverie, delusioni, sofferenze, rimpianti. Non avrà paura di girare per strada e di scontrarsi con la gente che è sempre adirata per qualcosa e se la prende con tutti e con tutto. Non dovrà lavorare per vivere, non sgobberà inutilmente su degli stupidi libri per raggiungere una laurea che non servirà a nulla. Non lavorerà in un posto qualunque mai pensato da bambino e non dovrà affrontare umilianti colloqui in cui la tipa delle risorse umane, messa lì grazie alle sue bocce grandi ed alla sua bocca non più vergine, chiederà le motivazioni per le quali è andato al colloquio e vorrebbe fare proprio quel lavoro. Non soffrirà nulla. Se fosse viva, Oriana Fallaci riscriverebbe “Lettera a un bambino mai nato”. Mio figlio si perderà i libri che ho scritto e che attendono di essere pubblicati da un editore (inesistente) che non ha bisogno di sapere chi sei e se hai la raccomandazione. In tema di raccomandazioni, si perderà i mitici concorsi per i quali non servono i miei commenti, li conosciamo tutti. Si perderà, insomma, una vita grama. Andiamo avanti così, litigando fra noi, cercando di sopraffare l’altro in tutti i modi, credendo di essere più furbi di chiunque altro, denigrando qualunque cosa possa condurre a una discussione, a un ragionamento, a una soluzione. Continuiamo a non amarci, a pensare che tanto il mondo va da sé e chi se ne frega. Continuiamo a commentare i video su youtube , a discutere animatamente di calcio o di politica senza concludere nulla. Continuiamo a pensare che vada tutto bene e che non ci ammaleremo mai, che siamo immortali e più veloci di tutti. Che tristezza. Dico “basta” a questa situazione, dovremmo rifare tutto da capo. Rispolveriamo la ghigliottina, andiamo a prendere possesso del NOSTRO parlamento, mandiamo i buffoni dei nostri politici a casa, perché siamo stufi di chiacchiere, bugie e cazzate varie. Rifacciamo le votazioni del popolo e per il popolo e chi dovrà governare dovrà avere gli stessi identici diritti e doveri dei comuni mortali, gli stessi stipendi. Riguardo questi ultimi, tutti devono avere un minimo per vivere e non sopravvivere, parlo di almeno 1000 euro al mese a stipendio. Il lavoro, credetemi, ci sarà, perché una volta recuperati i soldi che si mangia la casta de “La fattoria degli animali” di Orwell si potrà ripartire. Non sono indignato ma incazzato nero. Mi sento come in una immagine di quelle che si trovano nei libri scolastici di storia, in cui i governanti, i nobili, i principi, i potenti passano in mezzo alla folla medievale che sta a guardare e a morire di fame. Fortunatamente si stanno mobilitando, come non hanno mai fatto finora, artisti di ogni genere: Vasco Rossi, Roberto Benigni, i Negrita, Lorenzo Jovanotti, Fiorello, Enzo Iacchetti, Enrico Brignano e tanti altri ancora. Ci stanno dicendo di svegliarci e di fare qualcosa. Se fosse vivo il grande Fabrizio De Andrè ricanterebbe “Il bombarolo” come non ha mai fatto. In segno di protesta qualche tempo fa ho scritto al Presidente Giorgio Napolitano per chiedere simbolicamente di riconsegnare i miei documenti e i miei titoli di studio perché non mi sento appartenente a questo Paese. La risposta mi è pervenuta dal Segretario dello Stato il quale diceva di aver fatto presente la mia situazione agli uffici di collocamento per il lavoro. In pratica si sono lavati le mani come Pilato, non hanno capito che non si tratta solo di un MIO problema ma di una questione che riguarda tutta la nazione. Ora vi chiedo di fare qualcosa, di suggerire idee concrete per uscire da questa situazione, di essere uniti e di non litigare tra di noi. Riflettete. http://youtu.be/Q-U9hqGd9Qo Alberto Ventimiglia www.albertoventimiglia.it